Cenni Biografici di Padre Giuseppe Lagati, sacerdote e missionario rogazionista
Padre Giuseppe Lagati, figlio di Gaetano e di Modesto Filippa, è nato a Cesarò (Me) il 7 Maggio del 1918. Il 10 ottobre 1929, entra nelle casette Avignone di Messina dove il Padre Di Francia (proclamato Santo nel 2004) aveva dato inizio agli orfanotrofi antoniani e aveva fondato le due Congregazioni dei Padri Rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo. Ha fatto gli studi teologici a Messina ed è stato ordinato sacerdote il 9 maggio 1943, nella Chiesa di San Sebastiano a Barcellona Pozzo di Gotto da Mons. Angelo Paino, arcivescovo di Messina. Dopo aver espletato il suo ministero sacerdotale in varie Case (San Lucia del Mela, Messina Casa Madre, Trani, Oria, e ancora Messina Casa Madre), Padre Giuseppe parte insieme con altri confratelli come missionario in Brasile il 18 ottobre 1950, per fondare in quella terra le prime Case Rogazioniste all’Estero.
Padre Lagati, pur vivendo sempre lontano dalla sua terra natia, non l’ha mai dimenticata e con sommo piacere incontrava i paesani che venivano a trovarlo a Messina dove, negli ultimi anni ha esercitato il suo apostolato, specialmente attraverso il ministero delle confessioni nel Santuario Sant’ Antonio in Via S. Cecilia.
P. Lagati si è spento serenamente a Messina il giorno 23 Giugno del 2007.
Il video che avevo fatto e gli avevo mostrato in occasione della posa della statua di Cristo, Signore della Montagna sul monte Pizzipiturro ed una rapida visita a Cesarò fatta insieme a lui, lo hanno ispirato a scrivere questa poesia “dedicata al caro paesello natio” ed ai suoi cari compaesani.
(Sac. Vito Antonino Lipari) dei Padri Rogazionisti
Al "CRISTO DELLE MONTAGNE" posto sul monte 'PIZZIPITURRO' di Cesarò il 19-8-1996
"Dedico quest'inno al caro paesello natio che porto nel mio cuore e a quanti oggi l'abitano e vi lavorano per renderlo ogni anno più bello e accogliente".
INNO
O Cristo, da quel trono di granito dove scendesti un dì dal cielo immenso, punti lo sguardo verso l'infinito, sul paese, sull'isola, ... laggiù. T'accolsero gioiosi e trepidanti, con palpiti fragranti come incenso, le genti cesaresi a te osannanti, ripetendo il bel nome di Gesù.
Rit. Ora resta con noi, "Signor delle montagne;" sia come tu la vuoi la piccola città... Ti siamo tutti accanto, le case e le campagne; sempre sotto il tuo manto ognuno resterà...
Ti dona il sole la sua luce d'oro; poi ti contempla candida la luna; proietta le sue antenne il monte Soro e riporta il tuo volto alle città. Il bimbo su di te fissa i suoi occhi inseguendo nei sogni la fortuna e quando a sera piega i suoi ginocchi, ti manda un bacio e a letto se ne va.
Cristo sei grande! Il cuore su te posa l'uomo che lotta e affronta la fatica. Su lui tu versa dolce e generosa l'onda paterna della tua bontà. Ha pace il cielo, pace il paesello che ti volle lassù con fede antica. Oggi ti acclama con fervor novello portando il tuo Vangelo in ogni età.
Scendi buono tra noi, Cristo dei monti; bussa alle nostre porte e nelle scuole; come facevi un dì: offri alle fonti la tua sequela, tra la gioventù. Nel mondo questo piccolo paese oggi è ben noto... Se il tuo amor li vuole son preti, suore, con le loro chiese, quel pronto 'sì' l'avrai ancor, Gesù.
Con te lassù rinasce la speranza salda come la pietra; e sia tenace nel bene, l'età giovane che avanza: ogni culla riprenda a dondolar. Nei campi, o Cristo, vi profumi il grano; arda per tutti del lavor la face; inni di gioia giungano lontano ogni dolore e pianto a consolar.
Il tuo corpo di bronzo più non muta e il rotolar dei secoli non teme; l'urlo della tempesta ti saluta, la neve ti ricama il suo candor. Volteggia lento il falco viatore; e l'uccellino che ha trovato un seme. Nel cavo della roccia è nato un fiore a offrirti il suo profumo e i suoi color.
Cristo dei monti, Cristo nostro vanto! La tua presenza va ben oltre il mare. L'isola ti corteggia e accende accanto rosso nel ciel dell'Etna il calor! Dona alle madri serti di vittoria; saggezza ai figli che ti sanno amare; resti scolpito nella lor memoria il tuo sorriso di trionfator!
E sale a te dal verde dell'erbetta lo stridere del grillo canterino; la folla dei defunti accanto aspetta il premio di una vita di virtù. Tu da lassù col tuo divino amplesso rendi per tutti agevole il cammino. Dona salute e nobile progresso a quanti là ti posero, o Gesù.