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Detti Popolari

 

 

  Il casaloto come ogni altro della Provincia possedeva un corredo sommario di nozioni, frutto d’esperienza o tramandato  da padre in figlio.
Di solito egli si serviva per esprimerla, di versetti, facili a ritenersi;
Così dice:
L’acqua di Giugnetto E' focu nettu
per indicare che la pioggia di Luglio è dannosa alle campagne;
Acqua d’Agustu Ogghiu, meli e mustu
mentre quella d’Agosto è benefica.
 
Dal soffiar dei venti deduce quando doveva avvenire la variazione atmosferica.
Ventu suttanu o tramuntana
O tri ghionna ò na simana.
 
Per le variazioni barometriche oltre a seguire attentamente le varie fasi lunari e tener mente al vento che spira nella notte del 21 settembre, stabiliva anche le calende.
 
Da Santa Lucia a Natali
dudici jorna hai da cuntani

perchè dal 13 dicembre al 24 incluso ad ogni giorno corrisponde un mese dell’anno e secondo le variazioni di quei giorni si avranno quelle del mese corrispondente.
 
Inoltre desume le variazioni barometriche osservando le nuvole il volo degli uccelli, il loro garrito ecc.
 
Col 25 Marzo riteneva finito I’ inverno a meno ché quel giorno non sia cattivo:
A Madonna a Nunziata duna un cauci a la’nvernata ma s’idda è cruidili ci nn‘è pi tutt’aprili
 
Altri motti popolari:
Cu avi fami nun cerca tumazzu
Cii avi sonnu, nun cerca chiumazzu

Cu eni stancu, non cerca filizzu
 
Per indicare le proporzioni, secondo le quali cresce il giorno, lungo l’anno usava dei paragoni.
Da Natali a strina (befana)
Quantu un passu j iaddina
Da strina a Cannavali
Quantu un passu j maiali
Da Cannavali in poi
Quantu un passu i voi (bue)
 
In campagna il contadino faceva a meno dell’orologio, perchè si regolava col sole di giorno e di notte con le stelle e con il canto del gallo.

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